Il tattoo non ti piace più?

Cancellare i tatuaggi dalla pelle diventa sempre più facile

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Il tatuaggio è ormai a tutti gli effetti una personalissima forma di linguaggio non verbale: veicola idee, passioni, ricordi, sentimenti. Le motivazioni che inducono una persona a farsene uno sono molteplici e molto personali, rendendo i tattoo un vero e proprio fenomeno di massa.

Sempre più persone si tatuano, ricorrendo all’inchiostro per esprimere la propria personalità o per fissare sulla pelle importanti momenti della loro vita. È pur vero, però, che anche il numero di si pente e decide di cancellare i propri tatuaggi è in costante crescita. Ma perché?

 

Tatuaggi: non più “per sempre”

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità gli italiani che hanno dichiarato di voler rimuovere almeno uno dei loro tatuaggi sono circa 1,2 milioni. Le motivazioni principali emerse dai sondaggi sono diverse: la più frequente è il pentimento per motivazioni estetiche (lo stile o il disegno non piacciono più), seguito dalla vergogna e, infine, dal desiderio di cancellare un ricordo sgradito (su tutti la fine di una relazione).

Esistono poi alcune tipologie di tatuaggi particolarmente soggette a “pentimento”, ossia le più cancellate: i nomi degli ex, i delfini, le scritte in lingua straniera, le decorazioni a filo spinato, le stelle.

 

Come rimuovere i tattoo?

Fino agli anni ’80 i tatuaggi venivano cancellati con tecniche scomode, dolorose e poco efficaci come l’abrasione della pelle tramite frese o sale, la causticazione o l’elettrocoagulazione, tutte metodiche che, oltre a creare disagio al paziente, lasciavano cicatrici e non rimuovevano del tutto i pigmenti. Si ricorreva persino all’asportazione chirurgica del tattoo, che lasciava evidenti esiti cicatriziali sulla pelle.

L’avvento dei laser ha portato a un aumento esponenziale dell’efficacia della rimozione e di un conseguente abbassarsi dei disagi per i pazienti. Ad oggi uno dei laser più efficaci, da tempo utilizzato con profitto dagli specialisti dell’Istituto Medlight di Firenze, è il Laser Q-Switched, che permette, senza disagi o danni alla cute, di disintegrare adeguatamente i pigmenti di colore e rimuovere così il disegno: clicca qui per saperne di più

 

Laser Q-Switched, per una rimozione senza disagi

Durante la visita preliminare verranno considerati l’estensione del tatuaggio, i colori utilizzati e le caratteristiche della pelle del paziente: l’analisi di questi fattori permette allo specialista di calibrare adeguatamente la lunghezza d’onda della luce laser emessa dal macchinario per esercitare un’azione il più precisa possibile.

Il laser così regolato consente di concentrarsi unicamente sui pigmenti di colore, senza danneggiare la pelle e i tessuti circostanti il tatuaggio.

 

Come funziona?

Il laser emette degli impulsi di brevissima durata (nanosecondi) che investono le cellule dove sono accumulati i granuli di pigmento, i quali vengono spezzettati in frammenti microscopici e progressivamente smaltiti dall’organismo. Uno dei maggiori punti di forza del laser Q-Switched è proprio la breve durata degli impulsi emessi, che evitano il surriscaldamento della pelle e le conseguenti cicatrici.

Le sedute necessarie variano a seconda della dimensione, dell’età, dell’estensione e dei colori del tatuaggio: in media ci si sottopone a 6-10 sedute di laser Q-Switched, eseguite a circa due mesi di distanza l’una dall’altra, per rimuovere con efficacia il tattoo.

 

I tatuaggi, quindi, non sono più “per sempre”: se ti sei pentito del tuo tattoo, o vuoi cancellare un “brutto ricordo”, contattaci per prenotare una seduta con gli specialisti di Istituto Medlight: siamo a tua disposizione, scrivici o chiamaci al 055 410180.

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