Gli effetti post lock-down per la pelle di viso e mani

Mascherine, guanti e gel e il rapporto con la nostra pelle

Effetti sulla pelle post lockdown

Questo periodo di lockdown ha rappresentato un drastico cambiamento delle nostre abitudini di vita: interruzione dell’attività lavorativa, sedentarietà, pasti sempre a casa, reclusione -case con giardino o appartamenti, e quindi possibilità/tempo o meno di fare attività outdoor o prendere il sole. La nostra pelle quindi è stata meno esposta a UV e a inquinanti ambientali ma, almeno nelle prime settimane, ha risentito del caldo secco degli ambienti domestici riscaldati, degli inquinanti interni e dello stress come effetto, stato infiammatorio e riduzione del turnover cellulare, e quindi pelle secca, spenta, irritata. Viceversa, nel caso di una ‘tintarella anticipata’, possibilità di insorgenza di macchie solari.

Consigli per l’esposizione al sole post quarantena

Come ogni anno, ma ancora di più in questo inizio d’estate post-lockdown, siamo tutti desiderosi di vacanza, mare, aria aperta e libertà! Ma così come veniamo invitati a non abbassare la guardia (e la mascherina!) nei confronti del coronavirus, così dobbiamo proteggerci dal sole: la mascherina può farlo solo per il terzo inferiore del volto, mentre per la zona superiore del viso, per  collo decoltè e mani, anche in città, è imprescindibile l’uso di un foto-protettore. Nei pazienti con fattori di rischio (nevi numerosi, familiarità per melanoma, precedenti tumori cutanei) raccomandiamo un check up con eventuale mappatura prima del sole.

Stress da quarantena e stato della pelle

Lo stress da quarantena può considerarsi un fattore incisivo sullo stato della pelle del viso. Può essere collegato anche all’aumento di acne e dermatiti. In questo caso sono due i fattori in gioco: da un lato la situazione di ansia e tensione che ha contraddistinto questi mesi, potenziando la componente psicosomatica che partecipa alla comparsa e aggravamento di alcune dermatosi del volto, dall’altro la scarsa esposizione alla luce ultravioletta naturale, con il conseguente aumento della produzione di sebo: è esperienza quotidiana in questo post-lockdown da parte di noi dermatologi constatare un peggioramento dei nostri pazienti con acne o dermatite seborroica, che mediamente invece in primavera apprezzano una risoluzione “stagionale” almeno parziale.

Esposizione alla luce blu, di cosa si tratta?

Il nostro stile di vita ‘iperconnesso’ ci costringe per molte ore al giorno di fronte agli schermi di tablet, smartphone e pc, e questa abitudine si è ulteriormente rinsaldata durante la quarantena. Sembra che la luce blu abbia effetti disparati sulla nostra pelle: studi recenti ci indicano che induce stress ossidativo, altera la produzione di pigmento e il ritmo di crescita dei cheratinociti. Questi effetti si traducono in un’accelerazione dell’invecchiamento cutaneo, proprio come accade per la luce solare.

Mascherina si… ma quale?

Le mascherine chirurgiche, introvabili, inquinanti e onerose, stanno lasciando il posto a quelle in stoffa, prevalentemente in cotone multistrato, che oltre ad essere innegabilmente più trendy, possono ridurre l’irritazione delle zone cutanee coperte. Pur non trattandosi di dispositivi medici né di dispositivi di protezione individuale, possono ridurre efficacemente la circolazione del virus nella vita quotidiana, e quindi la diffusione del SARS-COV2. Esse devono garantire un’adeguata barriera per naso e bocca, devono essere realizzate in materiali  non tossici né allergizzanti né infiammabili e che non rendano difficoltosa la respirazione. Devono aderire al viso coprendo dal mento al naso garantendo allo stesso tempo confort.

Consigli in fatto di gel disinfettante

Abbiamo capito e imparato in questi mesi quanto sia importante lavare le mani con acqua e sapone o con soluzioni alcoliche, ed eventualmente utilizzare i guanti. Purtroppo questa buona abitudine ha portato ad un aumento dei casi di dermatite irritativa o allergica delle mani, una condizione che si esprime con secchezza, prurito, rossore, e talora con ragadi dolorose. I primi a farne le spese, come ci rivela la letteratura internazionale, sono stati gli operatori sanitari che hanno fronteggiato l’emergenza, ma dal momento della riapertura tutti noi siamo invitati ad igienizzare spesso le mani e mettere i guanti in occasioni della vita quotidiana che prima non prevedevano questi gesti, come andare al supermercato o entrare nei negozi. Nel caso in cui le nostre mani debbano risentirne, bisogna cercare, per quanto possibile, di utilizzare detergenti meno aggressivi. Saranno da prediligere saponi oleosi, con pochi tensioattivi, non schiumogeni. Ben vengano le creme emollienti, che possono ripristinare la quota lipidica dell’epidermide, depauperata da acqua e sapone. Sotto i guanti protettivi è possibile indossare guanti in cotone, che tengono le mani più asciutte. Alla fine della giornata un impacco con unguenti o creme base potrà alleviare screpolature e fastidio.

In alcuni pazienti potrà essere opportuno anche seguire dei test allergologici, per escludere che alla base del problema vi sia una vera e propria allergia (ad es. al lattice). In questo caso sarà prioritario rimuovere il contatto con la sostanza incriminata (es. utilizzare guanti in vinile, nitrile o cotone).

Covid 19 e prime segnalazioni dermatologiche

In effetti, ci sono già molti pazienti, inizialmente descritti da dermatologi italiani e inclusi in piccole casistiche, poi rilevati in tutti i paesi del mondo, che evidenziano come anche la pelle possa essere “spia” di un’infezione da coronavirus. La tipologia delle manifestazioni cutanee sembra quanto mai varia, e visto che ci troviamo di fronte ad un virus “nuovo”, ogni dato preliminare dovrà essere confermato da studi più approfonditi e più ampi.

Ad ogni modo, i segni cutanei possono riscontrarsi sia nei pazienti febbrili con polmonite che negli asintomatici, e a qualsiasi età.

Le manifestazioni più comuni sembrano essere rappresentate da eruzioni di varia morfologia diffuse a tutto il corpo -simili, per capirsi, all’orticaria oppure a morbillo o rosolia o varicella dei bimbi-. Questi esantemi sono aspecifici, perché si osservano anche in conseguenza di altre infezioni virali, e sono fugaci, cioè durano ore o giorni senza lasciare esiti permanenti.

Più tipiche e specifiche sembrano invece le manifestazioni simil-gelone (“perniosi”) delle estremità (mani e piedi), ovvero chiazze e macchie rosse o violacee, gonfie, con sensazione di prurito o bruciore. Queste lesioni colpiscono prevalentemente l’età pediatrica e giovane, e non possono essere interpretate come esito di esposizione al freddo, perché si sono iniziate ad osservare proprio all’inizio della pandemia, in concomitanza quindi di un clima primaverile. Solo raramente sono associate con sintomi respiratori, quindi potrebbero rappresentare il segno unico e minimo del CoViD in pazienti per il resto asintomatici. Sembrano legate ad un effetto indiretto dell’infezione virale, attraverso un meccanismo di reazione immunologica che colpisce i piccoli vasi sanguigni.

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